venerdì 7 giugno 2019

Beck


Ulrich Beck  
1944-2015
Società del rischio
La “società del rischio” significa che viviamo in un mondo fuori controllo. Non c’è nulla di certo ma soltanto incertezza.

Ulrich Beck (15 maggio 1944 gennaio 2015) è un sociologo tedesco del XXI secolo, considerato fra i maggiori teorici della sociologia del rischio e dei fenomeni sulla globalizzazione e sull’individualizzazione. Nella sua opera maggiore: 'La società del rischio', Beck propose una distinzione ben precisa tra una prima e una seconda fase della modernità. La prima si è resa necessaria come diretta conseguenza degli effetti derivanti dall’avvento e dall’estensione delle rivoluzioni politiche e industriali. Essa, in particolare nel secolo scorso, si è contraddistinta per la creazione di una società a tutti gli effetti statale e nazionale, dotata di burocrazia amministrativa, strutture collettive e gerarchia nei rapporti di produzione. Il sociologo osserva che nella seconda fase della modernità, ossia quella che stiamo oggigiorno attraversando, ci stiamo impegnando profondamente in una discussione e in una riflessione analitica di queste “conquiste ed acquisizioni”, sostenendo che stiamo vivendo una fase di “modernità riflessiva”.
"Quando parlo di 'società del rischio' è in quest’ultimo senso, ovvero quello delle incertezze fabbricate. Queste 'vere' incertezze, imposte dalle rapide innovazioni tecnologiche e dalle reazioni sociali accelerate, stanno creando un paesaggio del rischio globale fondamentalmente nuovo. In tutte queste nuove tecnologie dal rischio incerto, noi siamo separati dal possibile e dagli effetti da un oceano di non sapere".
Secondo Beck viviamo in una società mondiale del rischio, in una società globale della 'caoticità' e di ciò ne dobbiamo prendere atto. Dinanzi a queste sfide di un’urgenza non sottovalutabile, ma anche non pienamente identificabile, il sociologo invita gli Stati moderni a non farsi trovare impreparati.
"Il concetto di rischio è un concetto moderno e presuppone decisioni che tentano di rendere prevedibili e controllabili le conseguenze della civilizzazione. La novità della società del rischio risiede nel fatto che le nostre decisioni di civiltà coinvolgono conseguenze globali e pericoli e ciò contraddice radicalmente il linguaggio istituzionalizzato del controllo – anzi la promessa di controllo – che è irradiato al pubblico globale nell’evento catastrofico.  L’esplosività politica non può essere descritta e misurata nel linguaggio del rischio, né in formule scientifiche. In essa 'esplode' la responsabilità, la pretesa di razionalità e la legittimazione tramite un contatto con la realtà. L’altra faccia della riconosciuta presenza del pericolo è il fallimento delle istituzioni che traggono la loro autorità dal loro presunto controllo di tali pericoli".
Beck espone come nella precedente società i rischi erano interiorizzati e giustificati affidandosi al sopranaturale e così superati tramite il progresso. Ma l’eccesso di sviluppo e modernizzazione è, nella società attuale, causa stessa del rischio: "I rischi che ci troviamo di fronte non possono essere limitati dal punto di vista spaziale, temporale o sociale. Le regole istituite di attribuzione e responsabilità – causalità, colpevolezza, giustizia – crollano. Ciò significa che la loro attenta applicazione alla ricerca e alla giurisdizione sortisce l’effetto contrario: i pericoli aumentano e la loro anonimizzazione è legittimata. la differenza principale fra la cultura pre-moderna della paura e la seconda cultura moderna della paura è che nella pre-modernità i pericoli e le paure potevano essere attribuiti agli dèi, a Dio, alla natura, e la promessa della modernità era quella di superare queste minacce attraverso una maggiore modernizzazione e un maggiore progresso – più scienza, più mercato, tecnologie nuove e migliori, standard di sicurezza, ecc. Nell’epoca del rischio, le minacce che ci troviamo di fronte non possono essere attribuite a Dio o alla natura, ma alla “modernizzazione” e al “progresso” stesso. Così la cultura della paura deriva dal fatto paradossale che le istituzioni che sono preposte al controllo hanno prodotto incontrollabilità".
Ma cosa crea il rischio nella società moderna?
"Un rischio non può essere considerato in sé e per sé. Esso è sempre contestualizzato nei criteri impiegati nel valutarlo e caratterizzato da ipotesi culturali che lo circondano. In altre parole, i rischi sono grandi quanto appaiono. È sbagliato, dunque, considerare i giudizi sociali e culturali come cose che possono soltanto falsare la percezione del rischio. Senza giudizi sociali e culturali, non ci sono rischi. Questi giudizi costituiscono il rischio, sebbene spesso in modi nascosti". [4]

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